I dialoghi presenti in questa pagina sono stati trascritti da me ascoltando e riascoltando il film, per cui si prega di non usarli senza permesso. Grazie.
N.B.: Ho trascritto solo i dialoghi delle scene in cui presente Arthur Rimbaud adolescente.


Nel settembre del 1871 Paul Verlaine, poeta giovane ma già affermato a Parigi, ricevette una lettera dalla provincia, contenente otto straordinarie poesie di un certo Arthur Rimbaud.

Rispose immediatamente così: "Mia cara, grande anima, venga a noi, lei è convocato, lei è atteso." Ciò che segue è la storia dei due poeti, tratta direttamente dalle loro lettere e dalle loro opere.

Se Verlaine era un grande poeta, Rimbaud era un genio…un rivoluzionario. Le poesie che scrisse fra i sedici e i diciannove anni cambiarono per sempre la fisionomia della poesia moderna.



Paul Verlaine: A volte parlava in una specie di tenero dialetto della morte che porta al pentimento, degli infelici che certamente esistono, di dolorosi doveri e di strazianti distacchi. Nelle bettole dove ci ubriacavamo egli piangeva alla vista di coloro che ci attorniavano, il bestiame della povertà. Egli sollevava ubriachi nei vicoli oscuri. Aveva la compassione che una cattiva madre ha per i suoi piccini. Si muoveva con la grazia d'una ragazza al catechismo. Pretendeva di intendersi di tutto: affari, arte, medicina… E io lo seguivo… dovevo seguirlo!


Paris - 1871


Arthur Rimbaud: Buon giorno. Cerco Paul Verlaine.
Mme. Mauté de Fleurville: Lei è monsieur Rimbaud?
Arthur: Si.
Mme.: Monsieur Verlaine non è con lei allora…
Arthur: No.
Mathilde Verlaine: Ma le è venuto incontro alla stazione…
Arthur: Dato che non sa che aspetto ho non so come poteva.
Mme.: Io sono madame Mauté de Fleurville, la suocera di monsieur Verlaine, e questa è mia figlia madame Verlaine.
Mathilde: Com'è venuto dalla stazione?
Arthur: A piedi.
Mme.: Forse gradisce lavarsi?
Arthur: No.
Mme.: Lei è più giovane di quanto immaginavamo.
Mathilde: Si, quanti anni ha?
Mme.: Tesoro, andiamo, non sta bene chiedere l'età delle persone.
Arthur: Devo andare a pisciare.


Paul: Quanti anni hai? Se posso permettermi la domanda.
Mathilde: Non puoi.
Arthur: Sedici.
Paul: Ma nella tua lettera dicevi di averne ventuno.
Arthur: Uh.
Paul: Ti ho notato alla stazione ma non credevo potessi essere tu.
Arthur: Altrettanto.
Paul: Le poesie che mi hai mandato erano davvero notevoli per una persona di venti anni, per un ragazzo di sedici anni invece sono incredibili.
Arthur: Per questo le avevo detto ventuno, non volevo il suo paternalismo ancor prima che le leggesse.
Paul: Spero che tua madre non sia inquieta con me…
Arthur: No, quando lei mi ha mandato i soldi del biglietto è stata felicissima.
Mme.: Lei, lei viene dalle Ardenne, vero monsier Rimbaud, Charleville?
Arthur: Si.
Mme.: Piacevole cittadina Charleville…
Arthur: Un posto orrendo se ci tiene.
Mathilde: E suo padre che cosa fa?
Arthur: Si sbronza per lo più, credo, non lo vediamo da dieci anni.
Mathilde: Ah, mi dispiace…
Arthur: Non deve dispiacersi, non è una gran perdita.
Mme.: Forse gradirebbe leggerci qualcosa dopo cena?
Arthur: No, non lo gradirei.
Mathilde: Perché no?
Arthur: Non mi va. Non leggo mai le mie poesie.
Mathilde: Tutti gli altri lo fanno…
Arthur: Non m'interessa quello che fanno tutti gli altri poeti.
Mathilde: Noi facciamo delle serate…
Arthur:
Paul: Non credi che i poeti possano imparare l'uno dall'altro?
Arthur: Soltanto i pessimi poeti.


Paul: Conosci questa roba?
Arthur: So che cos'è.
Paul: E' il terzo occhio del poeta, scioglie i ghiacciai… Che ne pensi di mia moglie?
Arthur: Non lo so… E lei che cosa ne pensa?
Paul: Oh, beh, è ancora un'adolescente…
Arthur: Come me.
Paul: Assenzio, due.


Paul: Dovremmo cercare di farle pubblicare…
Arthur: Perché?
Paul: Perché? Perché è quello che fanno gli scrittori.
Arthur: Non mi interessa d'essere pubblicato. La sola cosa che importa è lo scrivere in se, tutto il resto è letteratura. Il suo ultimo libro…
Paul: Si?
Arthur: … non era un granché…
Paul: Lo credi davvero?
Arthur: Scarti prematrimoniali.
Paul: No, poesie d'amore. Molti le hanno trovate piuttosto belle.
Arthur: Sono tutte bugie.
Paul: Non sono bugie, io amo mia moglie.
Arthur: Amore?
Paul: Si.
Arthur: L'amore non esiste.
Paul: Cosa vuoi dire?
Arthur: Qualsiasi cosa tenga insieme le famiglie o le coppie sposate, non è amore. E' stupidità oppure egoismo o paura. L'amore non esiste.
Paul: Ti sbagli.
Arthur: L'avidità esiste. L'attaccamento basato sull'interesse privato esiste. Il compromesso esiste… ma non l'amore. L'amore deve essere re-inventato!

Paul: Chissà perché desiderava tanto sfuggire alla realtà… Mai visto un uomo con aspirazioni del genere. Conosceva forse segreti che cambiano la vita?


Arthur: Buona sera. Sono tutti a dormire temo. O forse lei è venuto per il vecchio?
Mr. Mouté de Fleurville: Il vecchio?
Arthur: Mouté de Fleurville. Non sarà per caso suo amico?
Mr.: No.
Arthur: Dica, non vorrebbe comprare un crocifisso? Glielo posso lasciare a condizioni estremamente convenienti. E' tempestato di perle vere credo…
Mr.: Ma tu chi sei?
Arthur: Potrei farle la stessa domanda ma sarei più educato nei modi.
Mr.: Io sono Mouté de Fleurville.
Arthur: Ah… Allora era suo il cane che ho rotto…
Mr.: Cosa? Perché?…
Arthur: I cani sono tutti sovversivi!


Paul: Grazie a Dio, credevo di non ritrovarti più. Non so cosa voleva fare quel vecchio bastardo…
Arthur: Quella è casa sua.
Paul: Si. Vieni, ti troverò qualcosa. Andiamo!


Paul: Non è un granché ho paura. Solo per pochi giorni.
Arthur: Va bene.


Arthur: E così la ama…
Paul: Ma certo, è l'ideale: diciott'anni, bellissima, piena di denaro… tutte le virtù coniugali. E sta per darmi un figlio.
Arthur: E avete anche qualche cosa in comune?
Paul: No.
Arthur: E' intelligente?
Paul: No.
Arthur: E' in grado di comprenderla?
Paul: No.
Arthur: Allora le può dare soltanto sesso.

Arthur: Paul… Paul?


Arthur: E' stato l'estate scorsa durante la guerra, una delle tante volte che ero scappato di casa… Ero sceso al fiume per riempire la borraccia, c'era un soldato prussiano non molto più vecchio di me che stava dormendo. Lo osservai per diverso tempo prima di rendermi conto che non stava affatto dormendo. Era morto. E questo fatto fu un evento illuminante per me. Capii che ciò che mi serviva per divenire il maggior poeta di questo secolo era sperimentare ogni cosa sul mio corpo. Per me non era più sufficiente essere una persona. Decisi di essere tutti. Decisi di divenire un genio… di determinare il futuro.


Arthur: Cristo Paul, ce ne vogliamo andare?
Paul: Non si può.
Arthur: Perché non si può?
Paul: Sta per cominciare a leggere…
Arthur: Chi è che legge?
Paul: +++, quello in fondo.
Arthur: Io non credo che mi piacerà molto…
Carjat: Verlaine mi ha fatto leggere alcune sue poesie…
Arthur: Ah si?
Carjat: Notevoli… molto promettenti…
Arthur: Mmm…
Carjat: Solo che a mio avviso tanto ingegno viene storpiato da non propriamente un infantile istinto di stupire ma qualche cosa del genere.
Arthur: Lei è rimasto stupito?
Carjat: Oh no, io no, certo che no…
Arthur: Allora perché suppone che io volessi stupirla…
Carjat: Beh, non è questo il punto.
Paul: E' proprio questo secondo me.
Carjat: Potrei criticare la sua impostazione metrica.
Arthur: Io potrei criticare la sua cravatta!
Paul: Lui non ama discutere la sua poesia…
Carjat: Capisco.
Arthur: Ho una piccola sorpresa per il nostro amico… Acido solforico… Mmm!


Aicard: xxx
Arthur: Oh oh!
Aicard: xxx
Arthur: E' incredibile…
Aicard: xxx
Arthur: Merda.
Aicard: xxx
Arthur: Merda.
Aicard: xxx
Arthur: E' così, è un'autentica merda!
Aicard: xxx
Arthur: E' vero, è ottuso!
Aicard: xxx
Arthur: Inno trionfale al cervello ottuso!
Carjat: Se ne vada!
Arthur: Io?
Carjat: Sì lei giovane e insolente bastardo. Se ne vada o la caccio a pedate.
Arthur: Credo di potermi permettere di sollevare una modesta obiezione contro lo scempio della poesia francese?
Carjat: No, non può. Ora chieda scusa e se ne vada di qua.
Arthur: Non ti avvicinare!
Paul: Sta' attento…
Carjat: Se credi di potermi spaventare con quello…
Paul: E no, sta' attento t'ho detto. Attenzione…
Arthur: Ah ah… Adesso a te lurido pisciatore di inchiostro. Fatti sotto, vieni qua… Ai tempi di Francesco I saggi e benevoli giganti correvano le campagne e la loro principale missione era di liberare il mondo dai pedanti, dagli sciocchi e dagli scrittori senza talento… pisciando loro addosso da grandi altezze!


Paul: Ne farai di strada nel mondo delle lettere!
Arthur: La cosa più deprimente di questa città è che gli artisti sono ancora più borghesi della miserabile borghesia…


Arthur: Noi dovremmo fare un patto: tu aiuti me, e io aiuterò te. Se ce ne andiamo insieme sono sicuro che ricomincerai a lavorare bene. E quando avremo preso tutto il possibile l'uno dall'altro ci separiamo e procediamo da soli.
Paul: E di che cosa vivremo?
Arthur: Beh, tu hai qualche soldo, no?
Paul: Adesso capisco. Io aiuto te mantenendoti e tu aiuti me ravvivando la mia arrugginita ispirazione, vero?
Arthur: Non contemporaneamente…


Arthur: Isabelle!
Isabelle Rimbaud: Lo sapevo che arrivavi!
Arthur: Dov'è la bocca della menzogna?
Isabelle: La mamma? E' nei campi con Vitalie. Vuoi salutarla?
Arthur: No.


Arthur: Grazie.
madre: Sei tornato per fermarti?
Arthur: Per fermarmi non lo so. Per migliorare o precipitare.
madre: C'è del lavoro da fare nei campi.
Arthur: C'è lavoro da fare qui.
madre: Dunque non te la cavavi bene a Parigi…
Arthur: Si, ma madame Verlaine ha cominciato a creare problemi.
madre: Che genere di problemi?
Arthur: Minacce di divorzio. Dice che noi stavamo troppo tempo insieme.
madre: Donna ricca e viziata immagino…
Arthur: Hai ragione.
madre: Il lavoro che fai è di quelli che alla fine danno dei risultati?
Arthur: Non lo so, comunque sia è l'unico lavoro che so fare.


Fredéric: Scommetto che Parigi non riesce ad essere così eccitante, vero?


Paul: Non posso lasciare Mathilde per il momento, non sta bene…
Arthur: Non mi sorprende se continui a darle fuoco.
Paul: Non le do fuoco da giovedì scorso… No, no, no, no… non c'è niente da ridere!
Arthur: E' patetico. I tuoi atti di violenza sono sempre curiosamente disgustosi.
Paul: Come sarebbe a dire?
Arthur: Non sono coscienti. Tu vivi sempre in una specie di stupore alcolico, dopo di che cominci a scusarti e a strisciare come un verme.
Paul: Non mi piace far soffrire le persone.
Arthur: Allora non farlo. Ma se lo fai, fallo freddamente. Non insultare le vittime dei tuoi atti con i tuoi pentimenti postumi.
Paul: Io l'amo, capisci?
Arthur: E' impossibile, scusa…
Paul: Io amo il suo corpo.
Arthur: Ci sono altri corpi…
Paul: No. No. Io amo il corpo di Mathilde.
Arthur: Ma non la sua anima…
Paul: Credo sia meno importante amare l'anima che non amare il corpo. Dopotutto l'anima potrebbe essere immortale. C'è tempo per l'anima ma la carne si corrompe.
Arthur:
Paul: E' il mio amore carnale che mi mantiene fedele.
Arthur: Fedele… Come sarebbe?
Paul: Io sono fedele a tutti i miei amanti perché una volta che li ho amati li amerò per l'eternità. E quando sono solo la sera o sul fare dell'alba allora chiudo gli occhi e di ognuno di essi celebro i fasti.
Arthur: Questa non è fedeltà, è nostalgia. Se non vuoi lasciare Mathilde non è perché sei fedele, è perché sei debole.
Paul: No, se essere forti significa essere brutali preferisco la debolezza.
Arthur: E in te la debolezza implica anche la brutalità… Comunque non ti aspettare che io sia fedele a te.
Paul: Ma tu perché sei così duro con me?
Arthur: Perché ne hai bisogno.
Paul: Non ti basta sapere che io ti amo più di quanto abbia mai amato chiunque altro al mondo e che ti amerò per sempre?
Arthur: Stai zitto ubriacone noioso…
Paul: Dimmi che anche tu mi ami!
Arthur: Ah, per l'amor del cielo!
Paul: Ti prego! Ti prego! E così importante per me… mi basta che tu lo dica…
Arthur: Io ti sono molto affezionato… Ma tu mi ami?
Paul:
Arthur: Mi ami davvero?
Paul: Sì.
Arthur: Allora appoggia la mano sul tavolo.
Paul: Cosa?
Arthur: Appoggia la mano sul tavolo… palmo rivolto in su.
Paul:
Arthur: L'unica cosa insopportabile è che niente è insopportabile.


Arthur: Avanti, avanti … Dobbiamo partire!
Paul: Non lo so…
Arthur: Si, è il momento. I giorni più felici della mia vita li ho vissuti quando scappai di casa. Non sapevo dove andavo ma continuavo ad andare. Non vidi mai giorni così lunghi e colorati. La distanza non mi bastava mai… Io non ho mai visto il mare… Volevo andare in Africa, a piedi, attraversare il deserto… Io volevo il sole… io volevo il sole. Io voglio il sole! Lo vuoi capire? Io voglio il sole!
Paul: Dove vorresti andare?
Arthur: Non lo so, non m'importa, voglio andare via…
Paul: Sai benissimo che non posso lasciare Mathilde adesso, non sta bene.
Arthur: E non lo fare.
Paul: Cosa?
Arthur: Non lasciarla.


Paul: Camminare ti ha messo sete…
Arthur: Perché a te no?… Salute!


Brussels - Belgium


Mathilde: Perché ci sta facendo tutto questo?
Arthur: Stia tranquilla: le verrà restituito quanto prima… e danneggiato solo leggermente.
Mathilde: Me lo sono già ripreso.

Paul: Tu cosa fai qui?
Arthur: Ah, questo cos'è?… "Mia povera Mathilde, non te la prendere, non piangere. E' solo un brutto sogno da cui un giorno mi sveglierò. Baci, Paul". Delizioso. Una bella scenetta d'amore coniugale?
Paul: Io torno a Parigi con lei.
Arthur: Bravo!
Paul: No aspetta! Aspetta! Lasciami spiegare…
Arthur: Perché dovrei…
Paul: Non è come pensi tu, c'è qualcos'altro. Mi ha suggerito di emigrare.
Arthur: Emigrare…
Paul: Si, in Nuova Caledonia. Sarebbe un cambiamento per me, smetterei di bere. Non ti pare una buona idea?
Arthur: No.
Paul: Tu non ti interessi alla mia felicità vero?
Arthur: No, e non dovresti neanche tu.
Paul: In realtà non hai mai capito quanto io la ami. Sono entrato qui stamattina e lei era nuda, sul letto, ed era così bella… Così giovane… così…
Arthur:
Paul: Che c'è da ridere?
Arthur: Sdraiata nuda sul letto?
Paul: Si.
Arthur: Beh questo accresce di molto la mia stima per lei.
Paul: Ah si? Perché?
Arthur: Per aver capito quello che ci vuole davvero per te… Ma che importa. E' tua moglie. Tu l'ami… Torna da lei!


Paul: Vado un momento a prendere un giornale…
Mme.: Non metterci troppo.

Paul: Mathilde!


Paul: Guarda là… quelle rocce bianche…
Arthur: Si.
Paul: Le vedi? E l'Inghilterra.
Arthur: Oh mio Dio!


London - A few months later


Paul: "Io divenni un bellissimo melodramma e vidi che tutto il creato è condannato alla felicità". Che ti succede, sei ritornato alla rima? "Le magiche forme ho ricercato della felicità cui nessuno sfuggire potrà". E' stupendo. Mi domando solo perché hai deciso di scrivere a me. Sei tanto più avanti che non potrò mai comprendere i messaggi che mi invii. Mi fai sentire come se io venissi da un altro secolo. "Le magiche forme ho ricercato della felicità cui nessuno sfuggire potrà". E' magnifico.
Arthur: Ho scelto te per un'ottima ragione. Vedi, io so sempre che cosa dire, ma tu… tu sai come dirlo… Lo volevo imparare da te… e l'ho fatto.


Arthur: La tua paura maggiore?
Paul: A me dispiacerebbe perdere le palle. E la tua paura maggiore qual è?
Arthur: Che la gente mi veda come io vedo la gente.
Paul: Siamo rimasti a corto di quattrini.
Arthur: Lo dici continuamente.
Paul: Forse è giunto il momento di trovarci un lavoro…
Arthur: Io non ho la benché minima intenzione di trovarmi un lavoro, il mio lavoro va anche troppo bene. Non posso sprecare tempo a guadagnarmi da vivere!


Paul: Ho ricevuto una lettera stamattina, dall'avvocato di Mathilde.
Arthur: Ah si?
Paul: Ha chiesto la separazione legale affermando che noi intratteniamo rapporti contrari alla morale.
Arthur: E allora?
venditore: Le piace quel cappello?
Arthur: Si, molto!
venditore: Guardi, dia un'occhiata…
Paul: Ci fa chiedere se siamo disposti a sottoporci a una visita medica.
Arthur: Cosa?
Paul: Come pensano di potersi permettere delle insinuazioni così oltraggiose…
Arthur: Aspetta, aspetta…
Paul: … Risponderò subito dicendo che per quanto ci riguarda vengano pure a ficcarci il naso su per il culo. Saranno i benvenuti!
Arthur: Ma sei impazzito? Le concederanno il divorzio per il semplice abbandono, e se c'è anche la sodomia ci sbattono tutti e due in galera. Ed io non voglio andarci in galera.
Paul: Io se devo essere sincero non lo so, sarebbe poi così brutto?
Arthur: Ah!


Arthur: "Batavia"… Si sente quasi il vento soffiare tra le palme…


L'IMPOSSIBLE


Paul: Che cosa c'è?
Arthur: E' così difficile… Non immaginavo che fosse tanto difficile…


Paul: Ho scritto all'avvocato. Gli ho spiegato che è il padre di Mathilde che ha torto. Insomma: quante volte ho richiesto le cose che ho lasciato in quella casa e lui non mi ha degnato di un rigo di risposta…
Arthur: Sei tu che hai torto.
Paul: Va bene. Va bene, Ho torto io, ho torto io. Se lo dici tu allora questo è assodato, vero?… Io non capisco… io, io… Che cosa c'è, ti vedo diverso.
Arthur: Si, è scrivere… scrivere mi ha cambiato.


Arthur: Avanti, avanti, avanti, avanti, avanti, avanti, avanti… Avanti, avanti…


Arthur: Tu penserai che io sono rimasto sdraiato qua tutte queste settimane in uno stato di inerzia paralizzante…
Paul: Non necessariamente.
Arthur: Invece è così. Ma ribollendo sotto la superficie e venendo su attraverso gli strati dell'indifferenza è emerso un nuovo sistema: indurisciti, rigetta il romanticismo, abbandona la retorica, dillo chiaro. E ora ho visto dove mi ha portato il mio tentativo di sconfiggere il mondo…
Paul: Dove ti ha portato?
Arthur: Qui. La ricerca dell'esperienza universale mi ha portato in questo posto, a vivere una vita inutile, oziosa e miserabile, come amante d'un brutto, calvo, quasi vecchio e alcolizzato poeta lirico che s'aggrappa a me perché sua moglie non se lo vuole riprendere.
Paul: Come puoi abbassarti a dire queste infamie…
Arthur: E' facile, è la pura verità. Tu resti qui a vivere così perché ci sei costretto: alcol, sesso e una certa compiaciuta malinconia e denaro sufficiente per annegare ogni sera nell'oblio alcolico. Ma io, io sono qui per libera scelta.
Paul: Ah si?
Arthur: Si.
Paul: E perché esattamente. Perché hai scelto di venire a Londra con me. Senza dubbio la consideravi un'altra tappa della tua eterna odissea privata. Solo sprofondando sempre più in basso ti potrai guadagnare il diritto di andare a pascolare sui più elevati pendii del Parnaso… Naturalmente hai anche dei motivi meno sublimi per sopportarmi…
Arthur: E cioè?
Paul: Cioè il fatto che io ti mantengo.
Arthur: La tua mente è quasi più sconcia del tuo corpo.
Paul:
Arthur: Dove vai…


Arthur: … Dio che faccia da cretino!… Ma dove vai?… Dove vai… Aspetta! Paul!
Paul! Paul! Non te ne andare! Torna da me, non mi lasciare! Torna da me! Scusami! Perdonami! … Come faccio senza vivere…


Arthur: Torna da me. Ti prego ritorna, tu sei il mio unico amico. Ti prometto che mi comporterò bene. è stata solo una frase infelice. Sapessi quanto mi sono pentito. Quando ti ho chiamato perché non sei sceso dalla barca. Abbiamo vissuto insieme due lunghi anni per poi finire così? Torna col pensiero a quello che eri prima di incontrarmi. Ascolta il tuo cuore. Tuo per sempre


Brussells - A few days later


Arthur: Io torno a Parigi domani.
Paul: No. No, senti. Non succederà più! Non ti abbandonerò più lo prometto.
Arthur: No, non è vero, perché non te lo permetterò! Che cosa volevi che facessi a Londra senza un soldo!
Paul: Perdonami, mi sono sentito ferito…
Arthur: Ma Santo Cielo, perché? T'ho sempre detto cose anche peggiori di quella… E tu, tu avevi davvero una faccia da cretino!


Arthur: Dove sei stato?
Paul: Fuori. Sono stato all'Ambasciata spagnola a vedere se cambiavano idea, ma si rifiutano… è ridicolo. E' ridicolo. "Sono pronto a battermi" gli ho detto "e a morire per la vostra causa, non potete respingere volontari". Ma hanno detto che non prendevano stranieri. Gli ho detto: "Vi meritate di perderla questa guerra e spero che la perdiate".
Arthur: Sei stato all'Ambasciata spagnola tutta la mattina?
Paul: No.
Arthur: Sei ubriaco…
Paul: Ho bevuto, si, qualche bicchiere… Ma che stai facendo?
Arthur: I bagagli.
Paul: E dove vai?
Arthur: Torno a casa, a Roche. Voglio finire il mio libro e voglio farlo pubblicare.
Paul: Ah, pubblicare… Non ti sentivi troppo importante per questo? Comunque io ho deciso: ce ne torniamo a Londra.
Arthur: Noi non ci ritorniamo a Londra.
Paul: Si, si… ci ho pensato su ed è senz'altro l'idea migliore.
Arthur: E allora perché sei andato all'ambasciata spagnola…
Paul: Non è vero.
Arthur: Ah!
Paul: Non partire, pensaci bene…
Arthur: Ci ho pensato bene.
Paul: Tu lo sai che giorno è domani?
Arthur: Venerdì.
Paul: E' il mio anniversario di matrimonio… e non vedo più mia moglie da quella volta che facemmo l'amore qui a Bruxelles quasi un anno fa. E non risponde alle mie lettere. Tu lo sai che le ho scritto dicendole che se non fosse venuta a Bruxelles entro tre giorni mi sarei suicidato, e lei non mi ha neppure risposto?
Arthur: Ah, però non ti sei suicidato…
Paul: Immagino che lo trovi buffo…
Arthur: No, è solo pietoso. A quante persone hai annunciato il tuo imminente suicidio, eh? Facevi meglio a mandare una serie di inviti…
Paul: Come fai a essere così cinico?
Arthur: Cinico? Cinico? Tu mi abbandoni a Londra, poi mi convochi a Bruxelles e pretendi che io stia qui ad aspettare che tu decida se lasciare o no tua moglie, arruolarti oppure toglierti la vita… E quando avrai fallito in tutti questi intenti, come sicuramente avverrà, vorrai farmi tornare a Londra con te. Beh non andrà così! Scordatelo. Io ti lascio!
Paul: Non puoi… non puoi! Senti, senti… è estate… Ricordi l'estate scorsa quando partimmo che meraviglia è stata? Mm? Te ne ricordi? Ascolta, perché non andiamo al sud: la tarda estate sul Mediterraneo. Potremmo abbandonarci interamente al caldo. O l'Africa… tu hai sempre desiderato andare in Africa. Solo per un mese, per decidere con calma, guardando il sole…
Arthur: No.
Paul: Perché?…
Arthur: Io non vengo, è inutile… E' troppo tardi.
Paul: Non è vero… Non è vero… Ti posso assicurare che non è vero… Lo sai che se mi lasci mi uccidi… Io non posso, io non sopporto d'essere solo. Io non esisto senza qualcuno accanto. Non mi importa se resti con me solo per pietà… basta che resti!
Arthur: Non posso.
Paul: Perché! So bene che non ti importa, ma non capisci quello che significa?
Arthur: Per l'amor di Dio non piagnucolare!
Paul: Fa caldo…
Arthur: Togliti la giacca.
Paul: Si, si… Ho fatto acquisti stamattina… Ho comprato una pistola.
Arthur: Perché?
Paul: Per te, per me, per tutti.
Arthur: Hai comprato un bel po' di munizioni…
Paul: Io non ti lascerò mai andare, lo sai…
Arthur: Questo è un numero molto divertente, non s'era mai visto prima…
Paul: Io ti uccido!
Arthur: Per l'amor di Dio, pensa a quello che fai…
Paul: Ho letto la tua lettera, mi supplicavi di tornare… Dicevi d'averla scritta piangendo, ho visto le tue lacrime sulla carta!
Arthur: E' stato prima che mi venisse in mente di impegnare i tuoi vestiti…

(due spari)

Paul: Non volevo!
Arthur: Guarda cos'hai fatto!
Paul: Non volevo, mi dispiace!
Arthur: Guarda!
Paul: Per l'amor di Dio! Uccidimi! Sparami! Sparami!
Arthur: E come faccio brutto stupido, m'hai fatto un buco in una mano…
Paul: Oddio che cosa ho fatto!
Arthur: Perché l'hai fatto…


madre: Ebbene? Che è successo?
Arthur: Verlaine. Verlaine!
madre: Mangiate!


madre: Che significa… non capisco cosa dovrebbe significare.
Arthur: Significa esattamente quello che dice, parola per parola, né più, né meno.


Black Forest - Two years later


Paul: Come stai?
Arthur: Dov'è il tuo rosario? Credevo che avessi un rosario. E' vero che in prigione ti chiamavano Gesù Cristo?
Paul: Accadde all'improvviso, il giorno in cui il Direttore mi disse che a Mathilde era stato concesso il divorzio. Mi stesi giù a rivedere la mia vita e vidi che non c'era niente, niente… e mi sembrò che l'unica cosa da fare fosse di sottomettermi a Dio, chiedergli di perdonarmi e di aiutarmi ad affrontare la mia situazione. E l'ha fatto, ti assicuro che lo ha fatto!
Arthur: E ora vuoi che ci amiamo in Gesù, dico bene?
Paul: Voglio che tu segua il mio esempio. Spero non avrai pensato per tutto questo tempo che io potevo essere arrabbiato con te…
Arthur: No.
Paul: So che non immaginavi che io potessi restare dentro per tanto tempo e ti ho perdonato per avermici mandato.
Arthur: Io non ho perdonato te.
Paul: Di che cosa?
Arthur: Ah! D'avermi mancato. Perché sei venuto qui?
Paul: Beh, voglio che tu riesca a trovare uno scopo nella vita. E voglio che Dio ti aiuti a raggiungere i tuoi scopi.
Arthur: Scopi? Io non ho scopi.
Paul: Parlavo dello scrivere…
Arthur: Ho smesso di scrivere.
Paul: Non capisco…
Arthur: Te lo dico più chiaro: io non scrivo più.
Paul: E perché?
Arthur: Perché non più ho niente da dire. E forse non ho avuto mai niente da dire in realtà.
Paul: Ah, che sciocchezze!
Arthur: Credevo che ciò che facevo servisse a qualcosa, a cambiare il mondo. Che niente sarebbe stato più lo stesso… Ma è inutile, il mondo è troppo vecchio e non c'è niente di nuovo. E' stato detto tutto.
Paul: Ma non come lo sai dire tu, eh! Tu hai un dono e sarebbe un crimine gettarlo via solo perché le tue aspettative non erano realistiche. Sono le aspettative che tu devi cambiare!
Arthur: E' un mio dono e posso farne ciò che voglio!
Paul: Ma non puoi smettere, hai appena cominciato!
Arthur: Sta' tranquillo saprò tacere bene. Nessuno riuscirà a smuovermi. Sarò il maestro del silenzio.
Paul: Ma se non la diciamo noi chi altri la potrà mai dire la verità…
Arthur: Una volta dicevi che la verità era questa e la verità era quella, poi viene giù l'angelo del Signore e la verità diventa qualcosa di completamente diverso…
Paul: Ma io sono cambiato. Io credevo che tu desiderassi questo!
Arthur: Ah, sei cambiato?
Paul: Si.
Arthur: Allora qui, in mezzo al nulla, io ti offro una scelta fondamentale. La scelta fra il mio corpo e la mia anima… Scegli. Scegli.
Paul: Il corpo.
Arthur: Che le novantotto ferite di Nostro Signore si riaprano e stillino sangue!… No!
Paul: Ascolta, in carcere pensavo a quanto potremo essere felici. Dovrebbe essere facile, dovrebbe essere la cosa più facile del mondo. Perché non lo è?
Arthur: Non lo è mai stato per noi, non lo sarà mai per nessuno di noi due.
Paul: Io volevo che partissimo insieme…
Arthur: Si?
Paul: E adesso che cosa faccio?
Arthur: Ti dovrai trovare qualcun altro.
Paul: No. No no no no no. Io non posso, ti prego!
Arthur: Lasciami.
Paul: Ti prego…
Arthur: Lasciami.
Paul: Ti prego…
Arthur: Lasciami!


Paul: Assenzio. Due… Dimmi se mi ami.
Arthur: Lo sai che ti sono affezionato. Ma tu mi ami?
Paul: Si.
Arthur: Allora appoggia la mano sul tavolo.
Paul: Cosa?
Arthur: Appoggia la mano sul tavolo, con il palmo rivolto in su…


Paul: Dal giorno della sua morte mi appare tutte le notti. Il mio grande e radioso peccato. Siamo stati sempre felici, sempre, lo ricordo…

Arthur: L'ho trovata.
Paul: Cosa?
Arthur: L'eternità. E' il sole in comunione con il mare.


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